domenica 17 gennaio 2016

Memorie di Shoah - serie di incontri nell'aula magna del Liceo Scientifico "A.Avogadro"

Gli interventi di Susanna Raweh e Aldo Liscia, testimoni del più grande genocidio del XX secolo

L'aula magna del liceo scientifico "A.Avogadro" | foto Samuele Giatti
«Tutti dobbiamo ricordare cos'è successo e riflettere su quello che potrà accadere: solo così ognuno di voi può dare vita ad un mondo migliore» si chiudeva così, durante la mattinata di giovedì 14 gennaio, nell'aula magna del liceo scientifico "A.Avogadro" di Vercelli, il dialogo tra gli studenti e Susanna Raweh, ebrea nata nel 1938 sopravvissuta al dolore e alle difficoltà dell'olocausto. I ricordi sono inizialmente vaghi - la seconda guerra mondiale è cominciata quando lei aveva poco più di un anno - per poi diventare sempre più nitidi man mano che il racconto prosegue. 

La prima immagine che emerge dalla sua memoria risale al giugno del 1942, quando, su ordine di Berlino, la sua famiglia, allora residente a Czernowitz, fu trasferita in un campo di concetramento della vicina Transnistria. Era, come lei stessa si autodefinisce, «una bambina fortunata», sopravvissuta a svariate angherie grazie al padre, medico, ritenuto figura di rilievo dai tedeschi.
Al termine della guerra ritorna nella sua città, dove nel frattempo si è instaurato un regime filosovietico in cui difficilmente riesce a vivere come vorrebbe. Al termine degli studi superiori si trasferisce in Israele, dove studierà all'università di Gerusalemme e lavorerà per 11 anni, a partire dal 1988, come assistente sociale per il supporto agli ebrei vittime della Shoah. Ha avuto modo di ascoltare moltissime storie diverse grazie alla sua professione che l'hanno aiutata, nel 2004, alla stesura della poesia che compone il suo libro "La storia della nonna bambina", illustrato con l'aiuto della figlia Dafna.

Aldo Liscia | foto Samuele Giatti
Venerdì 15 è stato invece il turno di Aldo Liscia, classe 1921, nato a Livorno, città cosmopolita fin dal 1500, quando l'allora famiglia regnante dei Medici concesse libertà di professare le proprie culture senza limitazioni, in modo tale da favorire le rotte commerciali -in particolar modo via mare- che coinvolgevano la città. Con il passare degli anni nella città labronica si insediò una nutrita comunità ebraica che visse in armonia fino al 1939, anno di estensione delle leggi razziali anche nella penisola italiana, ad opera di Benito Mussolini. Aldo fu costretto a trasferirsi e proseguì i suoi studi attraverso l'Europa sconvolta dagli orrori della guerra.
«Dobbiamo salvare la democrazia che -seppur imperfetta- ci dà libertà di espressione e di parola»


Due testimonianze importanti, portate direttamente nelle scuole grazie alla stretta collaborazione con gli insegnanti, per portare avanti la memoria e i ricordi di generazione in generazione, mantenere vivi i pensieri e non proseguire come se nulla fosse accaduto. Per quanto l'olocausto e le atrocità della guerra ci possano sembrare lontane, lette come sequenza di eventi, date e numeri su di un libro di testo, in realtà condizionano ancora le nostre vite e testimonianze come quelle di Aldo e Susanna sono fondamentali per ricordarci che la storia non è unicamente un insieme di capitoli da studiare, ma una raccolta di emozioni e pensieri che solo una figura umana è in grado di trasmettere.

Samuele Giatti - Vercelli YouthNews