lunedì 2 novembre 2015

"La tredicesima stazione: Il silenzio" mostra di Fabrizio Parachini

Viaggio fotografico nella mostra presso la ex confraternita di San Vittore, aperta fino al 15 novembre, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18


 
Immagini: Samuele Giatti
Testi: guida ufficiale alla mostra
 
La "tredicesima stazione" in questo caso è la mostra nella sua interezza, mostra concepita come una sorta di Via Crucis laica costituita da tavole, rigorosamente astratte, che vanno a collocarsi alle pareti quasi in sostituzione delle tavole figurative e didascaliche che classicamente si possono osservare ma, in questo caso, in situazioni prevalentemente decentrate o apparentemente atipiche. 
 
 

Entrando nella chiesa, subito nell'anfratto a destra si possono osservare due dittici: uno blu e oro pendant i cui colori sono accostati alludendo a un dialogo tra i cieli divini delle antiche tavole in fondo oro e il blu oltremare del cielo reale e dell'infinito di Yves Klein. Un altro dittico nei colori del rosso è stato invece appeso vicino a un'acquasantiera come introduzione al dialogo che si realizzerà compiutamente nella navata centrale tra i muri del luogo, e le loro storie, e le opere. 
 

Fuga prospettica. Rosone, un'opera di forma circolare fittamente dipinta in linee verticali, è appoggiata, non appesa, nella nicchia sul primo altare a destra, a differenza dell'opera quadrata (Fuga prospettica. Quadrato) che, quasi come un contraltare formale e simbolico (cielo-terra), è disposta sull'altare controlaterale a parete in uno spazio che potrebbe appartenergli naturalmente.
Proseguendo nella navata a destra due trittici in monocromia e in sequenza: opere appositamente realizzate per la mostra che fanno dell'accordo (o contrasto complementare) con il colore della parete il "luogo mentale" di interazione e scambio e quindi di riflessione.
 


Sulla parete dell'altare maggiore sono collocate decentrate due Steli Dittico, la cui forte verticalizzazione allude alla pulsione basso-alto di ogni tensione verso l'elevazione che si pone in confronto-dialogo cori i trittici appena descritti e il dittico che si estendono invece in orizzontale
(visione terrena) disposti sulle due pareti principali. 
 
 
Quindi, ancora sulla parete dl sinistra un piccolo dittico sempre nei toni cromatici usati per tutte le opere della navata che si pone a invito e in dialogo con un trittico nero che si vede emergere attraverso la porta sulla parete bianca del corridoio e che conduce alla scala e alla cantoria. 
 

La sala dai grandi teleri introduce con due segni minimi, una tavoletta singola, Unico G01, e Stratificazioni: un assemblaggio di forme e plexiglas posato su una base di cristallo, alla saletta laterale concepita come una piccola esposizione sempre dai connotati simbolici e in dialogo con lo spazio complessivo. 
 
 
Frontalmente all'ingresso vediamo un polittico di otto elementi concepito come una composizione musicale (il parallelo é con l'ottava musicale) in scansione cromatica progressiva. Sulla parete di destra due opere, Reticolo viola e Reticolo giallo15 che si e ci interrogano su quale sia il segno minimo capace di creare un'opera che si differenzi dalla superficie muraria. Cosa che fa anche il Polittico rosso in modo però più armonico-musicale. Le opere di questa stanza sono disposte su due livelli che si intersecano: arrivo e partenza dello sguardo che avvolge la sala. 
 



 
Nel corridoio verso la scala, sulla sinistra, un dittico ocra e nero , realizzato con i primi due colori storicamente usati dall'essere umano per lasciare un segno della sua esistenza, e il già citato Trittico nero 01 segno nello spazio di un'essenzialità assoluta e pensato come una finestra aperta nell'infinito nero. 
 

Si sale la lunga scala, ci si "eleva" quindi, e si arriva in una piccola sala dove sono collocate tre opere in monocromia gialla costituite da sole tavole dipinte e adese direttamente al muro bianco: un luogo di sola luce potremmo dire. Sono presenti: Trittico giallo; Dittico giallo SC-1 e attico giallo SC-2 
 



Nella cantoria vera e propria vediamo ancora un polittico, Fuga prospettica 12, e due opere, in fogli di acetato, libere di muoversi nello spazio e di seguire il passaggio dello spettatore. I colori di queste opere toccano diversi toni di blu e gli azzurri del cielo, che si intravedono dalle vetrate, e di verde della natura. 
 



Uscendo dalla chiesa, quindi con la schiena all'altare maggiore, uno sguardo all'anfratto alla nostra destra coglie un Dittico pendant in cui l'oro si divide tra le due tavole, quasi sezionato, nel dialogo non di contrapposizione ma di divisione con un nero che è sempre infinito ma anche sempre oscurità.
Un percorso fatto di sole forme essenziali e dalle voci dei colori. Silenziose