giovedì 22 ottobre 2015

Se legalità è solo una parola in un libro



Da diversi anni a questa parte, in diverse tempistiche e modalità, attraverso il canale di diffusione fornito dal sistema scolastico, si cerca di illustrare sempre più il concetto di legalità nelle nuove generazioni. C'è chi lo fa attraverso conferenze, tenute da esperti del settore, chi con interventi da parte delle forze dell'ordine, chi direttamente sotto forma di lezione tenuta da un professore. Alcuni adottano invece soluzioni innovative, come visite guidate ai luoghi chiave del sistema politico-giudiziario, oppure partecipando a viaggi di istruzione mirati a considerare particolari progetti tematici. 
In ogni anno della mia esperienza scolastica ho sempre avuto modo di prendere parte a diverse attività, in chiave prevalentemente ludica nel primo ciclo d'istruzione ed in modo più approfondito e razionale nel secondo, giustamente adattate al crescente livello di maturità. 
Ho sempre visto insegnanti che credevano in quello che spiegavano, con l'obiettivo di formare dei futuri adulti consapevoli di ciò che accade nel mondo e capaci di darne vita ad uno più sano e libero da crimini, se non tutti - mi rendo conto di quanto questo sia utopico - almeno dai più piccoli e banali.
Ciò che è successo giovedì in Piazza Roma solleva dubbi non di certo trascurabili. Com'è possibile che, nonostante tutti gli sforzi nelle scuole, un numero così elevato di giovani non fosse in possesso di un titolo di viaggio ed oltretutto abbia posto tutta questa resistenza verso le forze dell'ordine?
La ragione molto probabilmente va ricercata nelle stesse famiglie che, se un tempo rappresentavano il trait-d'union tra la vita a casa e la vita scolastica, mantendendo la disciplina ed educando i figli, oggi hanno sempre più un ruolo di secondo piano, lasciando spesso tutti gli oneri nelle mani della scuola.
 L'evasione dal pagamento del titolo di viaggio nella maggioranza dei casi riguarda viaggiatori adulti, spesso convogliando la critica dell'opinione pubblica verso le etnie nomadi o nordafricane. C'è anche chi su questo ed altri luoghi comuni ha costruito un'intera carriera politica, spesso racimolando consensi nella frustrazione dei più deboli ed afflitti, ormai incapaci di osservare il mondo da un punto di vista più esterno ed oggettivo. Ad occhi attenti non sfugge peró come tra i tanti "portoghesi" si trovino anche degli insospettabili, come i nostri cari studenti, che in modo altrettanto insospettabile arrivano a minacciare un pubblico ufficiale con dei cocci di vetro. L'influenza dell'educazione ricevuta a scuola in queste situazioni particolarmente delicate conta ben poco. I tutori legali dei minori sono sempre i genitori, gli stessi che in condizioni più gravi dovrebbero presentarsi in questura o alla stazione dei carabinieri per sentirsi elencare le colpe del proprio figlio, compito che di certo non spetta all'insegnante.
La stessa legislazione ci porta quindi ad evidenziare il ruolo centrale che la famiglia deve tornare ad assumere nei confronti del quadro educativo della prole, per colmare quel vuoto che via via si espande.
In ultimo bisogna tener conto di un'altra faccia della stessa medaglia, la parte dei "buoni" che quotidianamente cercano di mantenere l'ordine e spesso sono le prime vittime - poco considerate - delle aggressioni. Il personale viaggiante, autisti e controllori, sono i più esposti alle ribellioni dei viaggiatori sprovvisti di biglietto - il capotreno assalito a Milano con un machete ne è diventata la tragica icona che prontamente viene ripescata alla prima necessità  - da qui la richiesta da parte delle diverse unioni sindacali di una maggiore sicurezza per i propri lavoratori. Ma è giusto "blindare" treni ed autobus, impiegando forze dell'ordine che potrebbero svolgere altri servizi di tutela e prevenzione sul territorio? La regione Lombardia ha risposto impiegando speciali guardie giurate a presenziare alcuni treni particolarmente a rischio secondo gli stessi sindacati, la Polfer dal canto suo ha rimarcato come il loro servizio di attuale scorta sui convogli ferroviari sia già ampiamente sufficiente, mentre il comune di Vercelli proseguirà con il dispiegamento di agenti della Municipale a cadenza casuale sulle quattro linee urbane gestite da Atap.
La situazione rimane tesa.