mercoledì 19 agosto 2015

Una regione che non va più


Viaggio nel TPL ridotto ai minimi termini 


Abbandono. Una parola, semplice, che sintetizza la condizione dei pendolari piemontesi che non hanno la fortuna di vivere in quelle – poche – città “privilegiate” lungo le direttrici principali del trasporto pubblico locale. Se per gli abitanti di città come Vercelli che si muovono verso i grandi centri, Torino o Milano, il problema non è così evidente - Il trasporto c’è, ben organizzato, quasi sempre con cadenza oraria, in tutti i giorni della settimana, con diverse classi di servizio – lo stesso non si può dire per chi ha come partenza o destinazione una località più decentrata rispetto a questo rigido ed organizzato sistema.
Per parlare di questo, facciamo un piccolo passo indietro nel tempo ed analizziamo la situazione del 2004:


Le ferrovie, come ben si evidenzia dal confronto delle due mappe, avevano ampia capillarità seguendo ancora il modello definito quasi due secoli prima da Cavour, il tutto consolidato ancor di più dal nuovo cadenzamento dell’orario 2004, il “Memorario”, su cui la stessa Trenitalia affermava: "dopo un tavolo di concertazione con viaggiatori e istituzioni, voluto dalla Regione Piemonte e che ha portato a dodici incontri in quattro quadranti territoriali piemontesi, il sistema sarà esteso alle linee Torino-Novara, Chivasso - Casale - Alessandria e Vercelli - Casale - Alessandria ed entro il 2005 a tutta la rete del Piemonte”. Un’operazione di questo calibro di certo non avrebbe mai fatto pensare ad un ridimensionamento simile a quello che sarebbe avvenuto di lì a poco.

LO SPETTRO DEL 2012

Il 2012 rimarrà probabilmente nelle memorie dei pendolari piemontesi come il peggior anno dell’epoca contemporanea. I dati parlano chiaro: dal dicembre 2011 al giugno 2012 oltre il 50% delle corse giornaliere delle linee secondarie inserite nel programma di tagli sono state soppresse in modo puramente casuale e senza alcun preavviso ai viaggiatori. Questo non ha fatto altro che creare una base per la migrazione dell’utenza dalla ferrovia alla strada, tramite autolinee o tramite la propria automobile, preparando il terreno per cessare il servizio sulle linee “incriminate” sulla base dei numeri dei frequentatori molto esigui rendendo di fatto insostenibili i costi d’esercizio.



(Esempio piuttosto evidente del sistema adottato prima della chiusura – Foto Giorgio Stagni)

Con questa semplice mossa il 13 giugno 2012 Trenitalia cessa l’esercizio regolare su 11 linee, lasciando la gestione dei pendolari e dei viaggiatori occasionali alle imprese di autobus, a discrezione delle province, nello specifico:
  • Santhià-Arona
  • Pinerolo-Torre Pellice
  • Cuneo-Saluzzo-Savigliano
  • Cuneo-Mondovì
  • Ceva-Ormea
  • Asti-Castagnole-Alba (già chiusa da Castagnole ad Alba dal 2010 per galleria pericolante)
  • Alessandria-Castagnole (-Alba)
  • Asti-Casale-Mortara (già chiusa da settembre 2010 per galleria pericolante)
  • Asti-Chivasso (già chiusa da settembre 2011 per galleria pericolante)
  • Novi-Tortona
  • Alessandria-Ovada

Hanno resistito invece per qualche tempo in più la Vercelli-Casale e la Novara-Varallo Sesia, destinate però alla stessa fine rispettivamente a Giugno 2013 e a Settembre 2014.

Quello che traspariva dalle parole e dai piani che la regione muoveva verso i comitati di pendolari sembrava una semplice “sostituzione” del servizio, e trasbordo dell’utenza dalla ferrovia alla strada, con analoghi percorsi ed orari, in modo tale da fornire lo stesso servizio ad un costo – teoricamente – inferiore.

Ma non è andata esattamente così…

E IL SETTIMO GIORNO SI FERMARONO – L’odissea dei viaggi nei giorni festivi


Se durante la settimana la copertura dei trasporti, dovuta in particolare agli spostamenti degli studenti tra i diversi istituti, è tutto sommato equiparabile all’offerta degli anni precedenti, altrettanto non si può dire del weekend. Il sabato, in virtù dei recenti accordi tra le province che autorizzavano la modifica degli orari scolastici estendendo le lezioni fino alle 14 in modo tale da contenere nei 5 giorni infrasettimanali l’intero programma, le corse sono pressappoco dimezzate ovunque, garantendo comunque una discreta copertura della richiesta dell’utenza. (Ci chiediamo però per quanto tempo si proseguirà ancora con il mantenimento del servizio...)

D’altro canto la domenica, per chi è sprovvisto di automobile o non la volesse utilizzare, viaggiare si trasforma in una vera e propria odissea che riporta le tempistiche di viaggio al periodo medioevale.

Prendiamo l’ipotesi della direttrice Santhià-Arona.




Nell’orario in vigore dal 1° settembre 2015, la domenica e tutti i giorni festivi, raggiungere Santhià (e da lì Torino, Milano e le altre destinazioni) è impossibile, il servizio si limita a coprire la tratta da Arona a Romagnano.

Abbiamo voluto anche verificare se da Romagnano sia possibile raggiungere altre località che permettano facilmente di arrivare ai centri abitati più grandi della zona. Il risultato? Niente.

E anche cercando negli orari del bacino di Casale Monferrato il traffico la domenica risulta per la quasi totalità assente, ad eccezione del collegamento diretto per Vercelli che risulta effettuato con 8 corse anche durante i festivi (ad eccezione del mese di agosto).

Per assurdo questo ricalca anche lo stesso orario dell’unica linea ferroviaria rimasta che attraversa la città di Casale, la (Torino-)Chivasso-Casale-Alessandria che nei giorni festivi è percorsa da un numero ben chiaro e definito di treni: zero.

IL FERMO ESTIVO

  
L’intero sistema di autolinee sembra essere, e così effettivamente è, strettamente legato alle scuole ed i loro orari. Se questo può essere considerato quasi lapalissiano, in realtà fa trasparire quanto, per lo meno in Piemonte, le linee extraurbane siano concepite quasi unicamente da supporto per chi non è ancora autosufficiente sotto il punto di vista dei trasporti.

“Mamma” Atap (e qui possono essere inseriti tutti i nomi delle altre aziende) che porta a scuola i bambini, e poi i ragazzi, finché questi non passano l’esame della patente e proseguono in autonomia i loro spostamenti, dimenticando che la civiltà di un Paese si misura anche guardando alla misura dei servizi pubblici che sa offrire, in antitesi al fai-da-te privato.


QUALCOSA SI STA MUOVENDO?

La stazione di Pertengo, sulla linea Vercelli-Casale Monferrato, in stato di abbandono. - Foto Samuele Giatti

Non tutto sembra essere perduto. A distanza di qualche anno dal colpo secco con cui la regione ha drasticamente rimodulato il servizio, qualcosa si muove. 

La Novara-Varallo è stata la prima ad attivarsi per fronteggiare il problema, con l’attivazione per il periodo estivo di una serie di treni storici in concomitanza con Expo grazie alla Fondazione FS (vedi articolo http://www.vercelliyn.it/2015/07/torna-il-treno-varallo-sesia.html) e, sulla stessa linea d’idee, il comune di Santhià sta cercando di promuovere, attraverso l’istituzione di un apposito comitato, la riapertura della Santhià-Arona, nonostante lo stato di abbandono in cui versa l'infrastruttura, alla luce anche di recenti furti di rame lungo la linea. L'idea, purtroppo ad oggi difficilmente realizzabile, prevederebbe una riattivazione sia dal punto di vista turistico che da quello commerciale, nell’ottica di un collegamento con la Svizzera in funzione del nuovo contratto di servizio che dovrebbe vedere, per la prima volta, l’ingresso in campo anche di aziende private.

Samuele Giatti - Vercelli YouthNews

Si ringrazia per la collaborazione nella stesura dell'articolo Giorgio Stagni 
[Ulteriore materiale per l'approfondimento qui http://www.stagniweb.it]