lunedì 17 agosto 2015

La nuova era dei pellegrinaggi

Abbandonare la rotaia per la gomma, ne è valsa la pena?

L'ultimo treno da Lourdes, vuoto, pronto a ripartire per il deposito di Torino
L'evoluzione, da sempre, è simbolo di cambiamento. Abbandonare il vecchio per rimpiazzarlo con il nuovo, sostituire il vetusto con qualcosa di più pratico e versatile. In fondo questa è la filosofia che lentamente ha trasformato radicalmente il mondo, in particolare negli ultimi anni, creando da un lato nuclei di persone "conservatrici" che si oppongono a questo processo e dall'altro i "progressisti" che accolgono con gioia l'avanzare della tecnologia. L'abbiamo visto di recente con i nostri occhi per il caso Uber, dove da una parte i tassisti difendono la loro classe lavorativa e dall'altro gli utenti promuovono contenti il nuovo servizio che permette loro di avere un prodotto più veloce ed efficiente (ed in grado di risparmiare risorse!)
C'è però una categoria, una nicchia assai ristretta, che si estranea completamente da questo comportamento naturale, quasi in una bolla temporale che la conserva indenne dallo scorrere, inesorabile, degli anni, dei giorni, delle ore, dei minuti. Sono le tradizioni, che per quanto "vecchie", e di conseguenza anacronistiche nel contesto contemporaneo vengono sempre, in quanto tali, ripetute allo stesso modo.
Sarà forse il fascino del vintage, il riscoprire quello che non c'è più, solcare il mare dei ricordi, incagliandosi e proseguendo alla deriva, fino ad affogare.
Tuttavia esiste l'eccezione che conferma la regola. Esiste una tradizione dimenticata, volutamente sotterrata in un gioco di parti talmente complesso per cui è quasi impossibile trovare il vero responsabile. 

Occorre però fare un piccolo passo indietro, questa volta in un passato concreto e ben definito, con la navigazione esperta dei fatti storici che ci impedirà di naufragare.
Tutti noi probabilmente hanno chiare nella propria memoria le fotografie che ritraggono quelli che venivano chiamati "Treni della speranza", gli espressi notturni che univano le città più povere del meridione con le ricche città industriali del nord Italia, poco più di 50 anni fa. 
Enormi masse di persone che trovavano nella ferrovia fonte di salvezza, di futuro benessere.
Un insieme unico di emozioni, per un atmosfera di certo indimenticabile.
La stessa atmosfera che si vive con i treni che ogni anno, all'incirca dallo stesso periodo, conducono ogni estate migliaia di pellegrini verso la celeberrima meta francese sui Pirenei: Lourdes.
Treni di quindici carrozze che affollavano anche le stazioni meno frequentate di ogni città della Penisola. Si faceva sempre l'incontro delle suore, dei preti, dei vescovi. Era scena comune vedere i barellieri caricare, aiutati il più delle volte da alcuni parenti, i malati sulla carrozza ospedale, che assicurava un viaggio tranquillo anche per chi non riusciva a procedere con le proprie gambe. Il tempo di scambiare qualche parola al bar della stazione, salutare qualche conoscente, ed il treno ripartiva con il suo carico di passeggeri, sporti dal finestrino, felici, salutano chi li ha accompagnati in stazione.
Al ritorno la magia si ripeteva, questa volta però c'era molto di più da raccontare. Ma la stanchezza per il viaggio era tanta, così si finiva sempre con il discuterne nei giorni successivi.
Eppure qualcosa cambiò.
Se la volontà da parte di Trenitalia di ridurre i servizi "accessori" che non riguardavano l'offerta di mercato capitanata dalle frecce pareva sempre di più evidente dopo la soppressione della quasi totalità dei treni notte tra il 2011 e il 2012, dall'altro capo della catena (ovvero da parte di chi organizza il pellegrinaggio) non si è mosso nulla per fermare questo processo. Diminuita la disponibilità delle ferrovie a gestire il treno, si è migrati immediatamente ad un altro mezzo di trasporto già sperimentato in altre occasioni di pellegrinaggio: Il pullman.
Già, perchè pare che dalla seconda decade degli anni 2000 la ferrovia sia passata di moda. 
Da un lato la regione Piemonte sopprime quasi un terzo delle sue ferrovie, dall'altro la regione Abruzzo che, con la stessa mano di forbice elimina qua e là i servizi per i pendolari.
Il treno scompare anche dall'immaginario comune, dove con prepotenza si impone sempre di più  la gomma, rapidamente. 
Quali sono le conseguenze di questo gesto, ci vuol poco a capirlo. Ci si rimette in sicurezza, prima di ogni altra cosa. L'Italia vanta un sistema di sicurezza per la circolazione ferroviaria (S.C.M.T., ndr) che è uno dei migliori, se non il migliore, al mondo. 
Eliminare traffico da questo sistema così affidabile, per immetterlo nella rete assai più complessa e omicida delle strade. I dati parlano chiaro, le morti per incidenti stradali in Italia sono state 3.400 solo nel 2013 (dati ISTAT), contro una cifra che rasenta lo zero assoluto per la rete ferroviaria.
Arrivare a destinazione incolumi si può quindi ritenere, date le circostanze, un primo miracolo.
Da non sottovalutare è inoltre l'ingente quantitativo di CO2 immesso nell'atmosfera dall'equivalente su strada di un singolo treno. Quello che prima era trainato da un solo locomotore, per giunta elettrico - circa 15 vetture - viene ora distribuito su 11 pullman. 
Undici marmitte che ogni secondono emettono centinaia di migliaia di molecole di anidride carbonica, mista ad altre schifezze, che prima o poi finiranno nei nostri stessi polmoni.
Abbiamo voluto fare un calcolo indicativo. 
La tratta Vercelli-Lourdes, comprensiva di andata e ritorno percorsa in pullman comporta un'emissione in atmosfera di 106Kg di CO2 per passeggero, ovvero circa 53 Tonnellate di biossido di carbonio complessive.
Per chiarire, è l'equivalente di un intero anno di raccolta differenziata o del risparmio annuale di CO2 dovuto all'installazione di circa 643500 lampioni LED di nuova generazione (dati di riferimento qui, qui e qui)

Chi su questi mezzi ha viaggiato, sia treno che pullman, vede nel secondo una valida alternativa più che altro in ragione della velocità con cui si raggiunge la meta. 
Tuttavia i pro si concludono qui, e comincia l'elenco dei tantissimi contro, come dichiarato da diversi pellegrini con cui abbiamo avuto il piacere di interloquire.
Del treno si rimpiangono le cuccette, si rimpiangono i corridoi dove potersi sgranchire le gambe nel cuore della notte, si riampiange la carrozza ospedale per i malati, si rimpiange l'atmosfera.
Perchè il fascino del treno non smette mai di incantare nessuno, dai bambini agli adulti, lo sferragliare sui binari di questi giganti e le emozioni che l'immaginario collettivo ci ha legato purtroppo difficilmente svaniranno.

Ne è valsa veramente la pena, alla fine dei conti? 
Ai posteri l'ardua sentenza.

Samuele Giatti - Vercelli YouthNews

Per cercare di congelare e rendere eterno il ricordo della splendida atmosfera che legava i pellegrinaggi in treno abbiamo raccolto, dal nostro archivio fotografico, un breve album di immagini dei pellegrinaggi dal 2011 al 2013.