lunedì 27 luglio 2015

Giornalismo sincero per un mondo a colori



"Ultime notizie!" urlava il venditore di giornali per le strade fino a non molto tempo fa "Edizione straordinaria!" echeggiava in particolari casi dall'estrema urgenza e necessità di diffusione rapida. Ed è proprio questa rapidità il trait-d'union tra il vecchio ed il nuovo giornalismo. La velocità di diffusione di cattive e buone nuove è certamente aumentata esponenzialmente con il "giornalismo 2.0", ma la corsa per arrivare primi nella diffusione delle notizie è rimasta invariata.
Mi ritorna alla mente una fotografia che circolava su alcuni giornali poco tempo fa, pubblicata in occasione della sentenza con cui la corte suprema USA si schierava in favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso: un gruppo di giornalisti, con giacca, cravatta e scarpe da ginnastica, centometristi improvvisati per comunicare per primi alle proprie redazioni l'esito di quel caldo pomeriggio e battere sul tempo i colleghi.
La nuova frontiera di internet, la grande vetrina che concede uno spazio a tutti senza distinzioni e che cerca - riuscendoci quasi ovunque - di essere libera dalle censure quale strumento di lotta politica o religiosa, ha aperto il giornalismo a tante piccola realtà alla ricerca di uno strumento per emergere. Le testate locali, fino ad allora con tiratura quantomeno limitata, impazzano in ogni luogo, offrendosi anche ad un pubblico che spazia oltre la provincia o la regione dove abitualmente risiedevano i propri lettori affezionati. Noi stessi ne siamo esempio, non siamo giornalisti professionisti e in egual modo, specie con questo post in particolare, non ci rivolgiamo sempre e solo ai nostri concittadini.
Tuttavia internet nasconde anche i suoi lati negativi. Il giornalismo, e parlo in particolare dei quotidiani cartacei, si rivolgeva ad un pubblico più ristretto, più ricercato. L'informazione di massa la facevano i telegiornali, e prima ancora i radiogiornali. Notizie brevi e veloci, distanti da quello che era l'immaginario ottocentesco dei caffè, che diedero i natali alle fondamenta dei giornali che hanno scritto la storia del nostro Paese e ne hanno diffuso le nascenti ideologie, politiche, artistiche e letterarie.
Con il tempo i quotidiani hanno assunto sempre più un ruolo selettivo, rivolto ad un pubblico desideroso di approfondire le notizie, rifletterci sopra. Mentre in TV le notizie scorrono veloci. Informano, non formano.
Perchè parlare di formazione quando l'argomento portante è l'attualità? Vivere gli eventi storici da protagonista, memorizzarne i particolari e comprendere le dinamiche di fondo, ponendosi sempre l'interrogativo "Perchè?" Perchè le cose accadono, pensare alle cause. Tutto questo si discosta profondamente dal semplice riportare gli eventi così come sono, grezzi, come un freddo bollettino metereologico di novembre.
Internet sta lentamente prendono il posto della tanto cara tivù, purtroppo senza cambiare l'essenza ultima delle cose. Anzi, probabilmente ha proseguito sulla stessa linea, in più che ripida discesa.
Vuoi per la fretta del momento, vuoi per il poco tempo a disposizione o per semplice disinteresse moltissimi si soffermano a leggere solo i titoli o al limite qualche riga degli articoli, scatenandoci poi intere discussioni.
Un caso recente che non posso fare a meno di citare è la tanto "odiata" quanto fantomatica tassa sui condizionatori, apertamente criticata con un tweet da Matteo Salvini, che subito ha inveito contro Renzi che "obbedisce a Bruxelles" chiudendo con "La lega si opporrà". Si opporrà. Già, perchè fare opposizione ormai è diventato di moda e non importa se questa misteriosa tassa sia stata votata al parlamento europeo qualche anno prima dalla stessa Lega Nord, nè tantomeno importa che la tassa si rivolga solo ai condizionatori che superano i 12kW (per far luce un attimo sui numeri, si tratta di impianti industriali progettati per ambienti da oltre 160 metri quadri). Tutto è buono per far campagna elettorale e attirare a sè in consensi delle masse. Le stesse masse che sono state influenzate dagli articoli battuti su alcune testate che sostenevano convinte l'introduzione di questo gravo fiscale sulle famiglie.
Se questo può sembrare un dettaglio ininfluente, una nota a margine, in realtà lascia dietro di sè diverse considerazioni da non tralasciare. Com'è possibile che chi di professione dovrebbe informare in modo imparziale non verifichi le fonti nè tantomeno si accerti della veriticità di quanto scrive?
Forse perchè nella contemporaneità sta diventando più importante attirare il pubblico attraverso ogni mezzo con il semplice fine di spingerlo a "premere" sulla notizia, piuttosto creare "trappole" ad hoc per il lettore.
Lanciare falsi allarmismi, instaurare timore nella gente, fare propaganda populistica sono solo alcune delle peggiori modalità di "click baiting" (questo è il nome che si è dato al processo per ottendere i click, ndr) che portano senz'altro a tantissime visite sulla pagina a cui si indirizza il lettore, ottenendo quindi maggiori incassi con la pubblicità, penalizzando totalmente i contenuti. Si diceva "TV spazzatura", qui ne incontriamo la l'evoluzione: i tweet o i post spazzatura.
D'altro canto, l'obiettivo dello strimpellatore era quello di vendere i suoi giornali, ed allo stesso modo quello delle testate online è ottenere visualizzazioni, che rendono felice chi su quel sito ha comprato spazi pubblicitari pagando fior fior di quattrini i proprietari, che come mosche potrebbero festeggiare strofinandosi le mani.
Cerco di immaginare un futuro utopico dove il giornalismo cambi l'orientamento che è stato alla base fino ad oggi delle peggiori -ma purtroppo dal maggior successo mediatico- campagne elettorali. Smettere di dire alla gente esclusivamente ciò che questa vuole sentire, per quanto sia questo vero o falso, e cercare di diffondere la verità e lo stato reale degli eventi.
Inchieste, indagini, reportage che arrivano fino in fondo, per mostrare che il mondo poi non è così come realmente lo si dipinge.

Samuele Giatti - Vercelli YouthNews