sabato 20 giugno 2015

Lettera alla redazione | Un ospedale dalla vita travagliata



Immagine di repertorio (foto Samuele Giatti)


La decisione riguardante la sospensione dell' attività di alcuni reparti dell' ospedale cittadino risale al dicembre scorso, ed è stata, giustamente, fonte di numerose polemiche sia da parte dei cittadini che di alcuni membri del consiglio comunale.

All’inizio era prevista
la chiusura di ben 10 reparti ma con il tempo il numero si è ridotto.
La chiusura è stata infatti scongiurata per il centro trasfusionale e i reparti di psichiatria, urologia(adesso accorpato con chirurgia), cardiologia e malattie infettive.

Il destino di alcuni reparti di analisi come otorinolaringoiatria, anatomia patologica e gastroenterologia è ancora in dubbio ma quasi certamente resteranno attivi.

La stessa cosa non si può dire di oncologia (che rimarrà solo come day hospital), reumatologia, cure intermedie e infine pneumologia (la cui chiusura avverrà con il pensionamento del primario).

Questo sarà uno svantaggio per molte persone che ,per usufruire dei servizi sanitari dei reparti sopracitati, dovrà fare riferimento all’ospedale di Novara. Per quest’ultimo infatti è in corso un’operazione di ampliamento, facendolo così diventare l’ ospedale principale del piemonte orientale.

I malati che devono affrontare lunghi ricoveri a causa di patologie tumorali vedranno quindi aggiungersi ai loro disagi, quello dovuto allo spostamento necessario ai fini delle cure il disagio degli spostamenti,e in una città come Vercelli dove il tasso di ammalati di tumore è in aumento questo è un danno enorme.

Per non parlare dei numerosi accorpamenti tra i reparti,molti dei quali sono stati concentrati in“medicina generale”: in sostanza, pazienti con patologie completamente diverse tra loro vengono sistemati nelle stesse stanze creando non poca confusione.

Rimangono come reparti singoli ed indipendenti psichiatria,cardiologia e ostetricia. Tuttavia vi sono anche dei locali inutilizzati come l’ex reparto di medicina femminile dove delle quattro camere che lo componevano una è diventata una palestra per la fisioterapia e le altre sono rimaste vuote.

Con la chiusura di questi reparti rimarranno altre stanze inutilizzate e là dove si voleva evitare una spesa si crea uno spreco.

Le conseguenze di questi tagli alla sanità come precedentemente detto (alla fin fine), si abbattono sui pazienti.

Essi infatti sono vittime di un sistema sanitario fallace, che vede sempre porsi l’interesse economico di fronte alla salute dei suoi cittadini

il modus operandi di chi è a capo di questo sistema dovrebbe volgere al bene comune.

Il mio appello si unisce quindi a quello di molti altri, pazienti o semplici cittadini, che negli ultimi anni si vedono sempre più privati dell’assistenza medica di cui necessitano nella propria città. Un sistema sanitario capillare è sempre stato alla base del nostro Paese, per permettere soccorsi efficienti e mirati. Una delocalizzazione dei reparti di certo non si riaffaccia all’efficienza per cui il nostro sistema sanitario, seppur criticato, si è classificato tra i primi al mondo.



Clara Geminiani