giovedì 25 giugno 2015

Altre scorie radioattive lasciano l'Italia: Risolti tutti i dubbi

Ieri notte un'altro trasporto è partito da Trino per raggiungere la Francia via treno, attraverso speciali container in massima sicurezza. Nessun rischio per la cittadinanza.

(immagine giunta in redazione da un lettore, che ringraziamo)
In una realtà piccola come Vercelli, elementi "strani" emergono più facilmente ed altrettanto rapidamente creano curiosità ed interrogativi negli abitanti. Oggi è stato il turno delle forze di polizia, tante, in giro per la città in una quantità tale che nemmeno durante i più vivaci incontri casalinghi della ProVercelli se ne erano viste. Diversi reparti, di ogni ordine e grado, fin dalle prime ore del mattino destavano dubbi, al bar e sulla piazza virtuale, agli ignari cittadini. Verso le 13, una notizia su un noto giornale online del capoluogo cerca di far luce sull'argomento. Si tratterebbe, secondo fonti più che autorevoli, di unità "di passaggio" nel territorio di Vercelli, di ritorno dalle giornate intense di Torino per la tutela del Santo Padre.
Tutto tranquillo quindi?  
No. 
Memori del passato, alcuni abitanti, in particolare i residenti vicino alla ferrovia Torino-Milano, hanno aumentato i loro sospetti vedendo che le forze dell'ordine continuavano nel pomeriggio il loro presidio di fronte allo stabilimento della Sifte Berti, proprio di fianco al passaggio a livello recentemente soppresso.
Il dubbio è sorto spontaneo e un lettore, transitando lungo il cavalcavia della SS11, ha scattato la fotografia che potete osservare in apertura. Ai suoi occhi, ed anche ai nostri che visionano le immagini, appare piuttosto curioso come in un'area che non origina o riceve treni merci da diverso tempo figurino addirittura tre convogli composti anche da vetture normalmente utilizzate per servizi passeggeri.
Prima di diffondere falsi allarmismi abbiamo atteso notizie più attendibili, ed ecco che, intorno alle 21, giunge la conferma da "La Sesia".
I sospetti erano fondati, come le tante testimonianze di chi ha visto nel pomeriggio giungere in città camion con un misterioso "trasporto eccezionale" scortato dalle forze dell'ordine.
Tutti i nodi vengono al pettine, o come meglio si addice a questo contesto, siamo giunti "al nocciolo" della questione.
La sicurezza.
Come per i precedenti trasporti, l'avviso alla popolazione arriva sempre tardi, o proprio non arriva. Da un lato gli ambientalisti chiedono più tutele per i cittadini, attraverso la diffusione di eventuali procedure di emergenza da affrontare in caso di incidenti, dall'altro le istituzioni che, di fronte ad un pericolo assolutamente minimo, scelgono di mantenere un certo (e più che giusto!) riserbo di fronte a potenziali "blocchi", come avvenuto non molto tempo fa in Valsusa, dove un gruppo di attivisti cercò di bloccare il passaggio del treno con a bordo le scorie destinate alla Francia, aumentando ancora di più quelli che sono i rischi del caso. 
Ed è proprio di fronte a situazioni come queste che la segretezza di questi trasporti si rivela importante e giustifica in un certo senso il mancato avviso per le popolazioni coinvolte.
Il trasporto di scorie da Saluggia e Trino al centro di riprocessamento francese di La Hague è ormai in corso da diversi anni e mira a ridurre notevolmente la pericolosità dei resti della "breve" esperienza nucleare italiana.
Secondo i progetti originali i trasporti si sarebbero dovuti concludere nella seconda metà del 2012 ma, per ritardi di ogni genere e stop forzati dal versante francese, si sta ancora ad oggi continuando nell'invio, sperando che per il loro ritorno, fissato nel 2025, l'Italia sia pronta a riceverle nel nuovo deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi, attualmente in corso di verifica ed approvazione da parte dei ministeri dell'ambiente e dello sviluppo economico, insieme all'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), seguirà una consultazione pubblica per l'individuazione definitiva del sito. Da un lato è facile che la popolazione si opponga, ma dall'altro potrebbe "cedere" di fronte al potenziale numero di posti di lavoro offerto e gli indennizi economici che ne deriverebbero. Su una cosa però si può star sicuri, Saluggia e il Vercellese non ospiteranno più elementi radioattivi una volta approntato il nuovo deposito. L'area dove si trovano ad oggi è stata da subito esclusa dalla mappa delle aree potenzialmente idonee in ragione della pericolosità ambientale. Un piccolo passo che, si spera, liberi per sempre il Vercellese da un peso particolarmente grave che non favorisce il sonno tranquillo dei cittadini.

Samuele Giatti - Vercelli YouthNews