sabato 30 maggio 2015

Vercellesi ad Expo

Come appare Expo agli occhi di un visitatore vercellese? Il nostro racconto, attraverso i pareri dei ragazzi del liceo scientifico "A.Avogadro" in viaggio d'istruzione al sito espositivo di Rho.




Finalmente è cominciata. L'esposizione universale di Milano 2015, questo il nome ufficiale di Expo, ha preso il via lo scorso primo maggio. Probabilmente nessuno, fino alla stessa vigilia, credeva in questa ernome manifestazione dalla cronologia perturbata un po' "all'italiana", costellata di arresti, denunce, processi e chi più ne ha più ne metta. Per una volta il grandissimo polverone sollevato prima di un evento non è riuscito a fermarlo: il mondo è giunto a Milano e i dati non possono che confermarlo. 500 mila gli ingressi nella prima settimana, tra il 1 e il 9 maggio. Ma veniamo al racconto della nostra esperienza...
Venerdì 8 maggio, ore 7.15. Davanti al liceo scientifico sono tutti pronti a salire sul pullman diretto al sito espositivo; la partenza, dopo un breve check, avviene alle 7.25.
Circa un'ora più tardi, la comitiva raggiunge i tornelli d'ingresso. È ancora presto per entrare, ma 90 minuti dopo si aprono anche per noi le porte di Expo. La visita può finalmente inziare.

Le code all'accesso Sud Merlata
Dopo aver percorso un ponte sopra l'autostrada A4 e la ferrovia nei pressi del deposito di Milano Fiorenza, giungiamo finalmente sul Cardo, il viale più piccolo di Expo, che incrocia il corridoio principale, il Decumano, circa alla sua metà. La nostra prima tappa è "casalinga": Palazzo Italia.

Panoramica sulla "Lake Arena"
Il fabbricato di Palazzo Italia, il più grande ed aparriscente dell'esposizione, si trova di fronte al simbolo di Expo2015, l'Albero della Vita, il quale, a suo modo è icona anche di una burocrazia a volte eccessiva negli ingranaggi dello stato. Nei progetti originali figurava un ponteggio, che avrebbe condotto i visitatori al di sotto dei 24 anni all'interno dell'albero, per lasciare un messaggio che rappresenti la sua idea del nostro Paese. Un'altra comitiva, cosciente di questa possibilità, si è rivolta ad uno dei tanti volontari presenti. La risposta è riuscita, da sola, a spegnere la nostra gioia iniziale nei confronti della buona riuscita dell'esposizione. "No, di qui non si può passare", risulta infatti che l'Anac, l'ente che tutela Expo dalla corruzione, non abbia ancora dato il via libera al contratto stipulato con Telecom per la registrazione dei messaggi.

L'architettura interna di Palazzo Italia

All'interno del padiglione Italia troviamo ad accoglierci un dipendente in grado di parlare a stento in italiano che con molta probabilità della nostra lingua conosceva solo il discorso introduttivo....
Al di là di questi piccoli elementi marginali, Palazzo Italia offre il meglio del nostro Paese sul piano internazionale. Statuette di imprenditori di rilievo, stanze che simulano una visita in tre dimensioni alle bellezze paesaggistiche e architettoniche del Bel Paese e una cartina, anch'essa tridimensionale, che raffigura il continente europeo privo della penisola italica. 

la mappa dell'Europa priva dell'Italia

Nella "sala degli specchi", immagini della valle dei templi di Agrigento
Usciamo dal padiglione, per ora nessuna traccia di Vercelli e delle sue risaie. La prossima tappa l'abbiamo fissata dai cugini d'oltralpe, destinazione Svizzera.

L'esterno del padiglione elvetico
Ad un primo sguardo verso il padiglione si può osservare una struttura formata da quattro torri, con incisa la domanda "Ce n'è per tutti?". In un primo momento l'interrogativo posto era di difficile comprensione ma, pochi metri più tardi, una guida ci esporrà il progetto (da considerarsi quasi una sfida per i visitatori)
"Ogni torre contiene una serie di scatole, riempite dei prodotti di maggiore produzione nel territorio svizzero" - che, con grande sorpresa del pubblico, sono caffè, mele, sale e acqua.
"Quando si parla di prodotti svizzeri la stragrande maggioranza dei visitatori pensa subito al cioccolato o ai formaggi, ma in realtà questi occupano solo una piccola parte dell'economia del nostro Paese" - ci spiega il cicerone davanti all'ascensore che ci porterà all'interno - "la vera risorsa per l'esportazione svizzera è infatti rappresentata nei quattro prodotti che avrete modo di prendere liberamente all'interno delle torri"


In un angolo al di fuori del padiglione è possibile osservare una piccola ricostruzione in scala della galleria di base del S.Gottardo

All'uscita dal padiglione Svizzera ci siamo affacciati sul Decumano, per fare un po' il punto della situazione.


La nostra attenzione è stata colta dal padiglione della Germania. La coda è davvero lenta a procedere ed il caldo di certo non aiuta a sopportarlo. Durante l'attesa ci vengono consegnati dei fogli di cartone, di cui scopriremo l'utilità all'interno. 


Panoramica esterna

Germany - Field of ideas

All'interno dello spazio espositivo siamo guidati attraverso un percorso multimediale, dove l'attrazione principale è identificabile nei "cartoni" citati in precedenza: un oggetto all'apparenza del tutto "analogico" che si trasforma in strumento avanzato che ci conduce tra le diverse aree del padiglione, sfruttando una serie di proiettori e sistemi di puntamento di nuova concezione.





Nell'ultima sala prima dell'uscita abbiamo avuto modo di assistere allo show “Be(e)active”: nel quale abbiamo avuto modo di sperimentare un volo sulla Germania (attraverso 3mila schermi che proiettano paesaggi tedeschi) dalla prospettiva di due api in volo. 


Il video dello spettacolo ->



Alla ricerca di un luogo dove pranzare, abbiamo avuto modo di visitare alcune zone "secondarie" rispetto al lungo percorso del Decumano....




Padiglione Coca-Cola

Padiglione Turchia

Padiglione Giappone

Padiglione Monaco

il "viso" del padiglione Slovacchia

I costi dei ristoranti etnici li abbiamo trovati veramente fuori portata, alcuni dei nostri compagni hanno optato per l'area ristoro del padiglione messicano (riuscendo comunque a contenere le spese), mentre noi abbiamo scelto la soluzione forse più conveniente senza ricorrere al fast-food per antonomasia: un toast.
Con molta probabilità la maggior parte di noi si aspettava da Expo la possibilità di degustare prodotti provenienti da tutto il mondo a prezzi più accessibili rispetto ad un volo in aereo fino al Paese desiderato, un pasto, ed un biglietto per il ritorno. La delusione è stata tanta. Expo ci ha sorpreso e stupito per la sua maestosità, la sua attrattività per i visitatori, la sua potenza sotto il punto di vista tecnologico, ma, è il caso di dirlo, il pranzo ci ha davvero lasciato l'amaro in bocca.



L'unica eccezione, in positivo, la si ritrova nel padiglione della federazione Russa. Oltre al viaggio alla scoperta dei grandi personaggi che hanno portato enormi miglioramenti nella scienza (la tavola periodica luminosa ricreata sulla parete interna ne è parte integrante) si può assistere alla diretta preparazione, per poi poterne assaggiare una piccola parte, delle bevande e degli alimenti caratteristici del territorio che fa capo a Mosca.


Se non si era capito, state entrando in Russia!

Banco dedicato alle bevande

La cucina

Piccoli ma deliziosi assaggi
Non poteva assolutamente mancare una visita al padiglione degli Stati Uniti d'America, stranamente privo di coda e altrettanto insolitamente povero di contenuti per le aspettative della prima potenza mondiale. Appena entrati siamo accolti da una gigantografia parlante di Obama, piacevole e allo stesso tempo inquietante. Il vero cardine del padiglione U.S.A. è però all'esterno: coltivazioni idroponiche distribuite lungo le pareti, a dimostrazione della possibilità di coltivare anche in verticale.


 Una rapida occhiata ai padiglioni di Iran, Austria e Israele...


Iran, simula una grande conchiglia

L'Austria, ricrea l'ambiente boschivo
Israele, con le sue coltivazioni sulla parete esterna e una proiezione all'interno che ne illustra gli sviluppi tecnologici

Ci ha lasciati invece un po' perplessi il "Future Food District", poco più di un supermercato che si era preposto come obiettivo quello di instaurare un rapporto "nuovo" tra il consumatore ed i prodotti sugli scaffali. Idea buona, prezzi meno. Anche per una Coop.



Proseguiamo la nostra visita con i padiglioni di Spagna e Regno Unito, quest'ultimo studiato per emulare un alveare, con la riproduzione in tempo reale dei suoni e dei movimenti delle api registrati in un vero alverare in inghilterra.





 Ritornando sul Decumano, Argentina e Cina...



 L'ultimo padiglione visitato è quello del Brasile: una grande rete elastica simula una "passeggiata" in Amazzonia. Nonostante i numerosi richiami degli operatori, un discreto quantitativo di ragazzi, alla ricerca di un maggiore "brivido", credevano di trovarsi su di un tappeto elastico...

il padiglione del Brasile

 
Tirando le somme, la giornata trascorsa negli spazi espositivi è stata tutt'altro che noiosa, anzi, ci ha incuriosito ancora di più riguardo le diverse culture che si possono trovare in ogni parte del mondo. 
"Mi sono trovata bene (ad Expo, ndr) perché erano tutti cordiali e disponibili" - ci spiega Fatima - "Avevo molte aspettative, come vedere più padiglioni, ma l'eccessiva fila non me lo ha permesso". In effetti la gente era tanta, tantissima. Per la maggior parte si trattava di Italiani, il che non ci stupisce, ma una discreta percentuale sul totale dei visitatori proveniva un po' da tutti i Paesi partecipanti. Le prime stime di Federalberghi (stime, non dati reali, quindi da prendere con le pinze) parlano di oltre due milioni di visitatori italiani nei primi 30 giorni di apertura. Il vero boom è atteso invece nel mese di giugno ormai alle porte, forte anche della visita di diversi leader mondiali, tra cui Putin, Merkel, Hollande, Mattarella e la first lady Michelle Obama.
"Nonostante le stampelle che ho dovuto portare per un breve periodo non è stato difficile visitare Expo" - ci racconta Erina - "In molti padiglioni ho potuto evitare la fila vista la mia disabilità temporanea, tutti erano molti cordiali, si preoccupavano e cercavano di venirmi incontro e rendere anche per me la visita dell'expo piacevole", infatti, bisogna segnare una nota positiva nel paragrafo "accessibilità" di Expo. Si è dimostrato privo per la quasi totalità di barriere architettoniche, che in un altro luogo sarebbero state davvero un limite invalicabile per il turista.

"Da Expo mi aspettavo qualcosa di più imponente e duraturo come la tour eiffel" - prosegue Emanuele. In effetti l'icona ufficiale dell'esposizione di Milano fa discutere. "Foody", la mascotte che dovrebbe ispirarsi ad un dipinto dell'Arcimboldo, sembra più in realtà un disegno di un bambino di tre anni, senza offesa per i bambini. Le critche sono arrivate, inutile dirlo, da subito. Il celebre fotografo e pubblicitario Oliviero Toscani, senza usare mezzi termini, lo ritiene "Una vera schifezza".
L'altro elemento distintivo, l'Albero della Vita, capeggia al centro della Lake Arena e dovrebbe rappresentare l'opera che, come la citata Tour Eiffel, porti avanti negli anni il ricordo di Expo 2015, continuando a portare turisti a Milano da tutto il mondo anche dopo ottobre, quando gli altri padiglioni verranno smontati. 
Personalmente sono piuttosto titubante sul suo potenziale attrattivo turistico, ma probabilmente lo erano anche gli stessi parigini in quel lontano 1909 quando, se non fosse stato per l'industria della comunicazione che vedeva nella torre un potenziale "appiglio" per le nuove antenne dei telegrafi, sarebbe stata abbattuta. Certamente i turisti che arriveranno a Milano non vedranno unicamente l'Albero della Vita, ce lo auguriamo, ma potranno soffermarsi sulle altre splendide opere che caratterizzano il centro storico del capoluogo, per poi magari estendere la loro visita alle altre infinite bellezze che il nostro Paese offre.
In fondo la finalità ultima di Expo deve essere anche questa, attirare visitatori nel Paese organizzatore e spingere le istituzioni ad organizzare risorse, trasporti, guide, cartelli informativi, campagne di comunicazione, per permettere ai turisti di esplorare non solo lo spazio espositivo ma tutto ciò che il territorio ha da offrire. Il Bel Paese non può e non deve in alcun modo mancare questa opportunità, affondando ogni scandalo sotto l'immensa storia di cultura e prodotti tipici che ci caratterizza, dai monti alle colline, dalle campagne al mare.

Samuele Giatti - Vercelli YouthNews