domenica 26 aprile 2015

Libertà dimenticata



25 Aprile, una data segno, simbolo del cambiamento -in meglio- della società dell'epoca. Una società stremata, uscita da una guerra sanguinosa, tempestata di lotte tra nazioni e resistenze interne alle stesse. Tra eserciti autorizzati che combattono in nome dei governi e schieramenti di combattenti in guerra in nome del popolo, un popolo che vuole la pace. Uomini e donne esauste, desiderose solo di serenità e armonia per i propri figli, di potersi incamminare per le vie senza dover scappare al suono delle sirene e temere il suono di quelle impronunciabili parole tedesche, che al di là del loro significato, non annunciavano mai nulla di buono. Ed è proprio su queste basi che è nata la vita così come la conosciamo noi oggi. Un'insieme di valori però, di breve memoria. Il ricordo della guerra passa facilmente dalle esperienze di vita dei nostri parenti ai libri di storia. E' un passaggio critico. Quando un evento smette di coinvolgere la quotidianità e appare nei programmi scolastici è sempre un dramma. I ricordi vivi delle scene quotidiane, il coinvolgimento emotivo che le contraddistingueva - e spesso si faceva anche portatore di una lacrima - si estingue. Le parole sono vuote, fredde e decise. Una semplice successione di eventi, date e strategie politiche: nulla che possa realmente portare avanti il retaggio dei tempi ormai trascorsi. Tutto questo porta, purtroppo, anche alla nascita di pseudo-movimenti di estrema destra che lodano le azioni del Ventennio, per la quasi totalità composte da individui che la guerra non l'hanno mai vissuta sulla propria pelle nè tantomeno ascoltato le narrazioni di chi, suo malgrado, ne è stato protagonista. "Vogliamo che i ragazzi conoscano quel periodo, vogliamo che si rendano conto che senza coloro che morirono, senza quei cuori lacerati dalla fatica e quegli animi rinvigoriti dalla speranza non vivremmo oggi, nonostante tutte le difficoltà che il periodo storico ci propina, con la libertà di scegliere, di muoverci, di decidere, di ambire a soddisfare le proprie aspirazioni." Queste sono state alcune delle parole del nostro sindaco, Maura Forte, sul tema. Uno spunto di riflessione che cercava di fare leva sull'insegnamento dei valori ai giovani, argomento ormai sempre più attuale e ben visibile nella vita di tutti i giorni. Riuscirà la scuola a formare una gioventù consapevole del passato sul quale edificare il loro futuro? La domanda la giriamo volentieri al gruppo di ragazzi che, incuranti del momento di memoria sulle note dell'Inno di Mameli, giocavano allegramente a pallone in mezzo ad un parcheggio.

Samuele Giatti - Vercelli YouthNews