mercoledì 8 aprile 2015

L'Editoriale | Nascere bambini e crescere schiavi

Negli ultimi rapporti dell'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) tra il 2008 e il 2012 i "bambini lavoratori" sono passati da 215 milioni a 168, cifre ancora altissime. E in Italia? Sono ancora 260.000 i ragazzi tra i 7 e i 15 anni, (cioè circa il 5% del totale) costretti a lavorare già giovanissimi. 

 



 Infanzia, un periodo difficile ma allo stesso tempo fondamentale per la formazione dell’individuo. Un’età dove il piccolo uomo è fragile, impotente, facilmente influenzabile dall’ambiente che lo circonda. Etimologicamente il termine deriva dal latino “infans” che significa muto, non in grado di parlare. La mancata capacità di esprimersi attraverso le parole, quindi, mostra già di per sè una totale assenza di peso nelle società meno sviluppate, senza l’abilità conseguente di poter mettere in vista e far valere quelli che sono i propri princìpi, i propri desideri, le proprie necessità. L’unico strumento attraverso il quale il bambino può esprimersi sono i pianti, le lacrime. Lacrime che si fanno portavoce di una storia, una storia di atrocità. Quella goccia d’acqua che cala sulla guancia diventa cantore di storie di natura diversa. Pianti di gioia, che esprimono la felicità dell’infante di fronte ad un evento in grado di stupirlo e ravvivare il suo umore. D’altra parte, un pianto è spesso segno evidente di una sofferenza profonda, spesso reiterata nel tempo, difficile da cancellare. Ritornano facilmente alla mente gli episodi di cronaca degli ultimi giorni, dove gruppi armati di terroristi assaltano scuole per giustiziare anime innocenti, spettatori d’un tratto diventati protagonisti di un macabro spettacolo che ha come teatro i paesi in via di sviluppo. I più “fortunati” (si ottiene un tono piuttosto macabro utilizzando questo termine in un contesto come quello di cui stiamo discutendo, ndr) vengono invece arruolati in queste milizie clandestine, più o meno organizzate. E’ il caso dei “bambini soldato”, fino agli anni ‘70 sfruttati massivamente nelle guerre in Africa, Asia e Medio Oriente. Tuttavia spesso la finalità di questi “datori di lavoro” non si limita alla semplice azione pratica, ma nasconde la volontà di ottenere maggiore peso sull’opinione pubblica Occidentale, sensibilizzandola di fronte a una tale atrocità. Se, d’altro canto, nel corso dei decenni i governi si sono sempre più impegnati per contrastare questi atti così spietati attraverso diverse carte dei diritti promulgate in particolar modo dal neonato organo competente “Unicef”, nato da una “costola” dell’ONU e sviluppatosi indipendentemente a partire dal 1965 grazie alla donazioni da parte dei Paesi e dei privati di un notevole quantitativo di denaro, che ancora ad oggi costituisce la quasi totalità dei fondi dell’organizzazione vincitrice di un premio Nobel, dall’altro nelle industrie (in particolar modo quelle asiatiche) la manodopera infantile continua ad incidere con percentuali significative sul PIL dei paesi, in particolare grazie allo sfruttamento di queste nascenti economie da parte delle grandi multinazionali americane ed europee.
Le nazioni occidentali dovrebbero quindi, con la mediazione delle Nazioni Unite, fronteggiare il problema, ponendo l’interesse per questi bambini d’innanzi ad un qualsiasi interesse economico, permettendone un corretto e sano sviluppo attraverso il gioco e l’istruzione scolastica per formare gli adulti di un domani, ai quali lasciare un mondo libero dalla schiavitù infantile, perchè alla fine dei conti il termine “sfruttamento” è un eufemismo di fronte alla realtà dei fatti quotidiani in cui siamo anche noi, seppur indirettamente, coinvolti. Costruire un futuro in cui le lacrime versate non saranno più specchio di un ambiente buio e polveroso, di pressanti ore di lavoro e di una misera, se non nulla, paga, ma piuttosto riflesso di luce dagli occhi raggianti di un bambino felice, portatore di un messaggio di pace, un sorriso dipinto sul volto, inciso nei ricordi, fisso nella storia come icona di un grande traguardo.

Samuele Giatti - Vercelli YouthNews