giovedì 26 marzo 2015

L'editoriale | La via della conoscenza: carta e silicio a confronto

L'innovazione digitale è realmente un nuovo veicolo più efficiente del precedente, per la promozione della cultura tra le nuove generazioni, o rischia di ottenere l'effetto contrario?


I libri, da sempre veicolatori di conoscenza nel mondo, fulcro ed origine della diffusione della cultura tra le genti.
Messaggeri della storia, attraverso tutto ciò che le popolazioni nei secoli hanno tramandato, grazie alla lenta e travagliata rivoluzione che ha portato dall'eredità mnemonica a quella cartacea. "scripta manent, verba volant" affermavano gli antichi Romani.

I primi libri stampati, come la maggior parte di quelli degli anni a venire, furono sempre in tema religioso. Gutemberg, nel lontano 1453 introdusse per primo in Europa la stampa a caratteri mobili, con la sua Bibbia in 180 copie.

Questo sistema che ha dominato il panorama dell'alta società per oltre tre millenni è però giusto ad una crisi, crisi che sta portando ad una nuova rivoluzione, ad un livello pari, se non superiore, alla precedente. I libri così come li abbiamo conosciuti stanno giungendo al capolinea, nell'era digitale la cultura si trasforma da caratteri stampati a sequenze di bit. L'intero patrimonio dell'umanità riassunto in due numeri chiave, lo zero e l'uno. Le vecchie biblioteche chiudono i battenti, nelle poche rimaste aperte, la polvere sta lentamente sostituendo le dita dei visitatori che quotidinamente mettevano mano ai volumi ora ristagnanti sugli scaffali. Le case editrici sponsorizzano sempre di più l'acquisto da parte dei lettori di libri digitali, gli "E-book". In rete prendono sempre più piede, invece, le encliclopedie digitali gratuite, spesso a contributo libero da parte degli utenti, in modo tale da permettere la circolazione e lo scambio di conoscenze prima d'ora mai "codificate" nei grandi tomi derivati dall' "Encyclopédie" di Diderot e D'Alambert del lontano 1780, perchè derivati da conoscenze dei singoli, spesso empiriche e tramandate di generazione in generazione. (i classici "rimedi della nonna" sono un concreto esempio). 



Un'enorme mole di informazioni alla portata di tutti, come mai prima d'ora. Tutto ciò porterebbe a pensare che il livello di conoscenza nelle nuove generazioni, più avvezze alle tecnologie di recente sviluppo, sia incrementato a dismisura. Ma non è forse vero che il pensiero di poter avere tutto a disposizione quando lo si desidera, spesso ci spinge a rimandare le letture ad un momento successivo, che con molta probabilità non arriverà mai? Gli sforzi compiuti negli anni precedenti per, ad esempio recarsi in biblioteca in una piovosa giornata di novembre, erano simbolo del reale desiderio di documentarsi su determinati argomenti e che allo stesso tempo spronano a non perdere l'attenzione durante la lettura, come facilmente accade se si è davanti ad un computer (Quante volte un messaggio o una notifica interrompono qualcosa a cui si sta lavorando? praticamente sempre, anche durante la stesura di questo stesso articolo). Non voglio essere quindi considerato un "classicista" che rinnega la naturale evoluzione delle scienze e della comunicazione, ma solamente un promotore della conoscenza in ogni sua forma, che sia a base di cellulosa o di silicio è di poca importanza. Leggere, leggere e ancora leggere ciò che più ci piace. Che sia un quotidiano o un best seller, un'enciclopedia o un romanzo, l'importante è documentarsi ed apprendere il più possibile da ogni singolo capitolo, paragrafo e riga di ciò che abbiamo di fronte, per non rendere il nostro sforzo, lo sforzo dell'autore e lo sforzo di ogni singolo elemento di questa "catena della conoscenza", invano.

Samuele Giatti - VercelliYouthNews